Oni: l’origine dei Demoni Giapponesi e il Significato del Tatuaggio

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Oni giapponesi, tra mitologia e folklore.

L’Estremo Oriente è una terra dalle tradizioni vive, ricche di racconti popolati da creature mitologiche: tra queste bisogna ricordare gli Oni giapponesi, demoni da rifuggire per il loro atteggiamento ostile verso le persone; nel migliore dei casi possono fare qualche dispetto, ma arrivano anche a compiere azioni crudeli, danneggiando sia il singolo individuo che intere comunità.

Corpulento e dalle sembianze antropomorfe, villoso, dall’espressione arcigna, l’Oni possiede due corna che si diramano dalla testa, dalla quale spunta una chioma indomabile: la sua ferocia è messa in evidenza da artigli e canini particolarmente sporgenti, che conferiscono al viso dei tratti simili ai personaggi tradizionali del teatro Noh; a volte le raffigurazioni comprendono un maggior numero di occhi e di dita, che danno loro un aspetto surreale.

Solitamente vestiti di pelli di tigre, portano una clava di ferro in mano, detta “kanabō “, tanto che queste maschere giapponesi si sono guadagnate il nome di “Oni dalla mazza ferrata”. I colori rappresentativi sono il blu per gli “ao-oni” ed il rosso, che simboleggia il rancore, per gli “aka-oni”, ma non è inconsueto trovare tonalità come il grigio, il verde, il rosa ed il nero.

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Historical Museum of Bern – demone oni, XVII-XVIII sec.

Origine e rappresentazione della maschera Oni. 

Attualmente considerati guardiani degli Inferi ed esseri malvagi, gli Oni hanno mantenuto un residuo della bontà che avevano in origine, al punto che è possibile vedere queste maschere giapponesi scolpite sui tetti di alcuni edifici: tali entità, infatti, erano simboli di giustizia e proteggevano gli esseri umani dal male e da chi avesse cattive intenzioni.

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Maschera Oni

In seguito all’introduzione di elementi della demonologia Indù nello Shintoismo (l’antico culto nipponico di cui non si riesce a risalire più al principio), sono diventati creature perfide, piene di astio e dai malevoli propositi, ma in alcuni racconti tornano all’iniziale mansuetudine convertendosi al Buddhismo.

La rappresentazione occidentale che si avvicina di più agli Oni è l’orco nell’aspetto ed il diavolo nell’indole: essi venivano identificati con le popolazioni straniere e, talvolta, con persone dell’etnia Ainu, società tribale fino al secolo scorso che dimora nella zona di Hokkaido, nella parte settentrionale del paese: questo aveva portato a costruire i templi orientandoli verso nord-est (direzione dalla quale si pensava che provenissero) e ad un trasferimento dell’antica capitale da Nagaoka a Kyoto, più a sud. 

Inoltre, questo demone giapponese ha anche un suo corrispondente femminile: l’Hannya, una donna gelosa del proprio uomo al punto che la sua carica negativa l’ha portata ad assumere fattezze raccapriccianti e caricaturali, con possibilità di trasformarsi in una serpe. Anche in questo caso il colore dominante è il rosso, sempre come simbolo del risentimento, mentre le sfumature tenui indicano l’affetto non ricambiato.

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Maschera demone giapponese Hannya

Demoni giapponesi: ricorrenze attuali e significato del tatuaggio.

Durante il 3 febbraio di ogni anno ricorre la cerimonia di Setsubun, durante la quale i fanciulli di tutte le famiglie lanciano dei fagioli di soia contro chi indossa una di queste maschere (solitamente il padre) e gli urlano contro: “Oni fuori! Fortuna dentro!”. Dopodiché i bambini raccolgono i legumi e ne mangiano in quantitativi pari alle loro età, per tenere lontani tali demoni giapponesi. 

E, dal momento che le immagini sanno comunicare efficacemente, assume una grande importanza il tatuaggio: i caratteristici “irezumi”, con i loro colori decisi ed i contorni scuri e netti, sembrano dire: “Chiodo scaccia chiodo”. Raffigurare sulla schiena gli Oni significa assicurarsi di eliminare tutto il male possibile e prevenire le sciagure di cui sono portatori; per rafforzare questo buon auspicio, nella composizione si può aggiungere anche qualche elemento positivo, come il fiore di ciliegio (“sakura”), emblema di questa nazione e pianta che rappresenta la bellezza della vita pur nella sua temporaneità. 

Ma il significato del tatuaggio non è solo bene-augurante: può anche essere una dichiarazione di forza, un modo per trasmettere a chi lo guarda una tempra eccezionale, pur nelle avversità. Perfino Hannya, sulla pelle, ha un significato positivo, tanto da essere un soggetto scelto da molte donne amanti della “body art”.

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Sabrina Parigi è nata a Firenze e lì ha frequentato un corso di trucco di base, trucco teatrale ed effetti speciali. Da sempre appassionata di cinema, si è documentata accuratamente e a lungo su regia, sceneggiatura, soggetto e dialoghi per il cinema. Nel 2008 ha dato vita, insieme ad altri soci, all'associazione culturale di cinema indipendente “Le Tre Pietre”, che ha come scopo la realizzazione di corti/medi/lungometraggi, documentari, videoclip e la divulgazione delle arti in genere. Nel 2007 dirige e interpreta il corto Le Tre Pietre, nel 2008 Crypto, ottenendo la nomination come miglior regia esordiente al Festival di Roma “Corto.it”. Nel 2009 realizza il documentario Piccole e curiose storie fiorentine, selezionato e apprezzato in numerosi festival, al quale è seguita una versione più completa ed accurata, dal titolo Firenze curiosità e leggende. Negli ultimi anni ha continuato a fare ricerche sulle origini di antiche leggende e superstizioni, creando nel 2017 il sito Leggende, Curiosità, Misteri e Paranormale, sostituito nel 2018 dal sito migliorato e completo 3pietre.it