Se cercate una meta veramente insolita e adorate i luoghi abbandonati, non resta che recarvi sull’isola fantasma di Hashima (Hashima Island).
Come aspetto l’isola di Hashima ricorda una corazzata giapponese, infatti, è conosciuta anche come “Gunkanjima” che significa “Isola della nave da guerra”, per questo motivo, sembra che durante la seconda guerra mondiale fu silurata dalla marina militare statunitense proprio a causa della sua forma.
Un tempo era uno dei più prolifici siti minerari giapponesi, ma nel 1974 a causa della diminuzione delle richieste di carbone la miniera fu chiusa e abbandonata completamente. Si calcola che nel periodo di attività della miniera abbiano perso la vita circa 200 minatori. Nel 2009 è diventata una meta turistica e dal 2015 è uno dei ventitré siti storici industriali inseriti tra i patrimoni dell’umanità dall’UNESCO.
L’isola di Hashima fu colonizzata a partire dal 1887 e negli anni ebbe una notevole crescita di abitazioni. Durante la seconda guerra mondiale, l’isola divenne un campo di lavoro per prigionieri cinesi e coreani che lavorarono al posto dei minatori giapponesi richiamati dall’esercito a combattere al fronte. Alla fine della guerra, nel 1945, circa milletrecento lavoratori stranieri erano già morti sull’isola.
Nel 1959, il picco massimo della popolazione oltrepassò i 5000 abitanti, con 835 abitanti per ettaro aveva la più alta densità di popolazione mai registrata sulla terra. L’isola arrivò a contare ben 60.000 m² di edifici abitabili, un ospedale, una scuola, templi, circa 25 negozi, bar, un cinema, una palestra, un campo da baseball e persino un bordello.
COME SI VIVEVA SULL’ISOLA DI HASHIMA?
La vita su sull’isola di Hashima non era delle più facili, il terreno arido non ha permesso né coltivazioni né alcun tipo di area verde. Hideo Kaji, un ex abitante nato e cresciuto sull’isola intervistato dalla CNN nel 2013 rivelò:
«…Hashima era un luogo privo di cespugli, di fiori e i bambini crescevano senza conoscere che cosa fossero i ciliegi in fiore. Anche le stagioni erano percepite diversamente, si riconoscevano l’una dall’altra soltanto da come soffiava il vento o dal colore del mare.»
L’approvvigionamento di viveri, acqua potabile e altro era reso quasi impossibile per 160 giorni all’anno a causa dei violenti tifoni che infuriavano in quelle zone, rendendo quindi impossibile l’attracco delle imbarcazioni alla banchina. Per far fronte a questo problema fu costruita lungo il suo perimetro, una cinta muraria a protezione dell’isola.
Le abitazioni, di proprietà della Mitsubishi, erano assegnate secondo un rigido protocollo di gerarchie sociali: i minatori celibi erano alloggiati in monolocali, quelli con famiglia a carico in bilocali con bagno e cucina in comune con altri inquilini; il personale amministrativo, gli infermieri e gli insegnanti in bilocali con cucina e bagno inclusi. Soltanto i dirigenti avevano diritto ad abitazioni più ampie e indipendenti.
Ad oggi le visite turistiche ad Hashima sono consentite solo in una determinata zona dell’isola e durano circa 1 ora a causa delle condizioni della maggior parte degli edifici ormai in decadenza.
Curiosità su Hashima
- Nel 2012 l’isola di Hashima è stata fonte di ispirazione per ambientare alcune scene del film di 007 Skyfall con Daniel Craig nel ruolo dell’agente segreto James Bond.
- Nel 2009 l’isola è stata descritta nel programma La Terra dopo l’uomo (Life After People) di History Channel, come esempio del degrado di edifici in cemento armato dopo soli trentacinque anni di abbandono.
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